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Libro singolo / Standalone · Italiano
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L’Esodo Silenzioso

Perchè si lascia il lavoro in albergo

Ogni marzo qualcuno riprende in mano la lista del personale dell’anno prima e comincia a chiamare. Alcuni non rispondono più: questo libro spiega perché.

310 Pagine

L’ospitalità europea non è un settore in crisi. Cresce, assume, macina record di presenze. Eppure lavora mediamente con circa un decimo di organico in meno di quello che le servirebbe, e il fenomeno si presenta identico in Italia, in Spagna, in Germania, in Francia, in Grecia. Un problema che compare nello stesso modo in mercati del lavoro così diversi non si spiega con le abitudini di una generazione.
Il settore lo chiama carenza di personale. È un’espressione che descrive con esattezza che cosa manca a un albergo e non dice niente su dove siano andate le persone. Questo libro risponde a una domanda sola: perché se ne vanno.
Che cosa contiene
Ventisette capitoli, divisi in sei parti. Le prime tre ricostruiscono che cosa era il mestiere quando teneva le persone, che cosa lo ha cambiato, e quali sono oggi le ragioni concrete dell’uscita: il tempo e la sua imprevedibilità, la retribuzione, la stagione, l’alloggio, gli organici ridotti. E poi le ragioni che non compaiono in nessuna busta paga — il sorriso diventato una mansione, il peso invisibile del turno di notte, il riconoscimento che non arriva.
La quarta parte guarda la geografia, perché lo stesso mestiere ha condizioni incomparabili a duecento chilometri di distanza, e mostra che le somiglianze corrono lungo la geografia del lavoro e non lungo le frontiere: un paese costiero sardo assomiglia a un’isola greca molto più che a Milano. La quinta si occupa di chi resta, di chi tornerebbe e dei giovani, che in questo settore entrano in massa e se ne vanno in fretta.
Anche dall’altra parte della scrivania
A metà libro, e non in appendice, un capitolo intero dà la parola a chi assume: margini sottili, prezzi subiti, rischio d’impresa, candidati che non si presentano, adempimenti pensati per aziende di ben altre dimensioni. Tre di quelle obiezioni vengono accolte per intero, perché sono documentate. Le altre no, e il libro spiega perché — distinguendo con precisione ciò che il mercato impone da ciò che dipende da come si è deciso di organizzare il lavoro.
Ne esce una diagnosi scomoda per entrambe le parti. Un settore che perde i giovani, espelle chi ha trent’anni e non assume chi ne ha cinquanta non ha un problema di reperimento del personale: ha costruito un lavoro che nessuna età della vita riesce a sostenere per intero.
E che cosa si fa
L’ultima parte non contiene buone intenzioni ma interventi, ordinati per costo: ciò che richiede solo attenzione, ciò che richiede organizzazione, ciò che richiede denaro e ciò che nessun albergatore può fare da solo. Turni pubblicati in anticipo e rispettati, rotazione di ciò che nessuno vuole, ruoli con un nome e un gradino successivo, competenze certificate in una forma che valga anche fuori dall’azienda, alloggi trattati come infrastruttura del turismo.
Con due strumenti che qualunque struttura può usare subito: uno schema a sei voci per calcolare quanto costa davvero sostituire una persona, e il tasso di rientro — quante delle persone della scorsa stagione sono tornate — che si ricava in un pomeriggio con due liste e una divisione, e che quasi nessuno ha mai calcolato.
Come è costruito
Ogni cifra citata porta la propria fonte e il proprio anno. Un’appendice le elenca una per una e dichiara quali vengono da fonti primarie, quali da fonti secondarie e quali sono calcoli dell’autore. Il libro dichiara anche i dati che non esistono: nessuno, in Europa, misura quante delle persone entrate in questo mestiere ci siano ancora dopo cinque anni, e nessuno ha mai chiesto in modo sistematico a chi se n’è andato a quali condizioni tornerebbe.
Le voci che attraversano il libro non sono trascrizioni di interviste ma figure composte, costruite su più persone reali incontrate in vent’anni di corridoi. Il metodo è dichiarato in prefazione, non nascosto in una nota finale.
A chi si rivolge
A chi lavora in albergo e vuole capire che quello che gli succede non dipende dal suo carattere. A chi assume e non trova nessuno. A chi dirige una struttura o ne possiede una, a chi amministra un territorio turistico, a chi insegna in una scuola alberghiera, e a chiunque si chieda perché un settore che vende ospitalità fatichi tanto a trattenere chi la produce.
Aggiornamenti e verifiche
Un libro sul mercato del lavoro invecchia più in fretta di quanto si stampi. Le correzioni, gli aggiornamenti dei dati e le errata corrige di questo volume sono pubblicati su questo sito e non attendono una nuova edizione. Le segnalazioni di chi lavora nel settore e riconosce un’imprecisione sono benvenute: sono la forma di verifica più severa a cui questo libro possa essere sottoposto.
 

Pubblicazione 2026-09-10 Edizione 2026 Formati 1 Disponibile / Available
L’Esodo Silenzioso
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Formati disponibili

Le edizioni fisiche e digitali associate a questa scheda.

Copertina flessibile

ISBN 979-8173244239 ASIN / ID B0HJDLRXVR Prezzo 19.90
NEL LIBRO

Contenuto / Contents

La struttura del volume così come presentata nell’edizione pubblicata.

Sommario
  1. Prefazione — Quelli che se ne vanno senza fare rumore.
  2. Introduzione.
  3. L’ospitalità senza persone.
  4. Quando lavorare in albergo era una professione.
  5. Il patto implicito e la sua rottura.
  6. La grande trasformazione del turismo.
  7. Il tempo che il lavoro si prende.
  8. Quanto vale un’ora di ospitalità.
  9. La stagione infinita.
  10. Lavorare dove non si può vivere.
  11. Fare di più con meno.
  12. Il sorriso come mansione.
  13. Il peso invisibile della notte.
  14. Il riconoscimento che non arriva.
  15. La voce dall’altra parte della scrivania.
  16. Un solo turismo, molti mercati del lavoro.
  17. La Sardegna e il paradosso della stagionalità.
  18. Guardare oltre confine.
  19. Il lavoratore mobile.
  20. Quelli che sono rimasti (e quelli che tornerebbero)
  21. I giovani che non arrivano.
  22. Cinquant’anni e improvvisamente troppo vecchi
  23. Il costo di ricominciare da capo.
  24. Non basta assumere.
  25. Ripensare turni e organizzazione.
  26. Restituire dignità ai mestieri
  27. L’alloggio come infrastruttura del turismo.
  28. Una nuova leadership alberghiera.
  29. Misurare la permanenza.
  30. Conclusione — L’ultimo a spegnere la luce.
  31. Postfazione — Quello che non sono riuscito a misurare.
  32. Nota sulle parole.
  33. Note sull’autore.
  34. Fonti e metodologia di ricerca.
  35. Appendice A — Nota sui numeri
  36. Appendice B — Che cosa questo libro non tratta, e dove è trattato.
  37. CONTATTI
  38. I LIBRI DELL’AUTORE.
  39. Ringraziamenti
   
PRIMA DELL’ACQUISTO

Estratti / Extracts

Passaggi selezionati dal libro disponibili per la consultazione.

01 Prefazione — Quelli che se ne vanno senza fare rumore Apri / Open

Prefazione — Quelli che se ne vanno senza fare rumore

Il modo in cui una persona lascia questo mestiere è quasi sempre lo stesso. Finisce la stagione, saluta tutti, dice che a marzo si fa sentire. A marzo il telefono squilla e non risponde nessuno, oppure risponde e dice che quest’anno no, che ha trovato altro, che ci pensa e poi non richiama. Non c’è una lettera di dimissioni, non c’è una vertenza, non c’è una data da scrivere da qualche parte. C’è soltanto un albergo che a maggio si ritrova con tre persone in meno di quelle che aveva l’anno prima, e che quelle tre le sostituisce come può.

Moltiplicate quella scena per il numero di strutture che aprono ogni primavera in questo Paese, ripetetela per una decina di stagioni consecutive, e avete il fenomeno di cui parla questo libro. Il settore gli ha dato un nome, carenza di personale, che ha il difetto di descrivere l’effetto tacendo la causa. È un nome che fa sembrare il problema una condizione atmosferica: qualcosa che capita, come un’estate piovosa, e che si spera passi da sé.

Non passa da sé, perché non è cominciata da sé. Dietro ogni posto vacante c’è una persona che ha fatto un conto e ha deciso che non tornava. Questo libro serve a ricostruire quel conto: che cosa il mestiere chiede, che cosa restituisce, e in quale momento le due cose hanno smesso di stare in equilibrio per abbastanza persone da far diventare un problema privato un problema di sistema.

Chi scrive

Scrivo queste pagine dal banco di una portineria di notte, negli intervalli fra un arrivo tardivo e la chiusura di giornata. Prima di questo banco ci sono stati oltre venticinque anni di ospitalità fra Italia, Svizzera e Germania, e prima ancora un periodo nella Guardia di Finanza. Sono lead auditor per i sistemi di gestione della qualità, dell’ambiente e della sicurezza sul lavoro, e da qualche anno scrivo e pubblico manuali tecnici per il settore alberghiero.

Metto in fila queste cose non per presentarmi, ma perché il lettore sappia da dove viene ciò che legge. Un libro sull’abbandono delle professioni alberghiere si può scrivere da una scrivania, mettendo in ordine statistiche e comunicati di categoria; questo non è stato scritto così. Il capitolo sul peso invisibile della notte non descrive un turno di notte: lo scrive qualcuno che lo sta facendo mentre scrive. Il capitolo sui modelli d’oltralpe non confronta due sistemi letti da lontano: confronta due buste paga che ho avuto in mano, e due modi diversi di trattare la stessa persona a parità di mansione.

Aggiungo per chiarezza che non faccio il consulente e che non ho niente da vendere alle strutture di cui parlo. Il mestiere di chi verifica i sistemi di gestione mi ha lasciato un’abitudine, non un listino: chiedermi, davanti a ogni affermazione, quale prova la regge, e distinguere ciò che è documentato da ciò che è soltanto ripetuto spesso. È l’abitudine con cui ho scritto anche questo libro, che di norme non parla quasi mai.

Sulle voci

Fra una parte e l’altra il libro si ferma e lascia parlare qualcuno: la ragazza alla prima stagione, il maître che oggi guida un furgone, la governante, l’albergatore che non trova nessuno, il portiere di notte all’ultimo turno prima della pensione.

Quelle voci non sono trascrizioni di interviste. Sono figure composte: ciascuna nasce da più persone reali incontrate in oltre tanti anni di corridoi, di spogliatoi e di cambi turno, e nessuna corrisponde a una persona sola. Non ci sono nomi veri, non ci sono alberghi riconoscibili, non c’è un solo dettaglio che permetta di risalire a qualcuno.

Lo dichiaro qui, all’inizio, e non in una nota in fondo, per una ragione semplice: chi ha passato anni a verificare le affermazioni degli altri non può chiedere al proprio lettore di prendere le proprie sulla fiducia. Una testimonianza inventata e presentata come raccolta screditerebbe tutto il resto del libro, comprese le pagine che si reggono su dati verificabili. Una figura composta e dichiarata come tale è un’altra cosa: è il modo in cui si racconta una condizione che riguarda migliaia di persone senza esporne nessuna. Chi lavora ancora in questo settore sa benissimo perché certe cose non si raccontano con nome e cognome, e sa che la reticenza non è pudore: è il calcolo di chi l’anno prossimo deve rifare domanda da qualche parte.   …

02 11. Il peso invisibile della notte Alle tre e quara Apri / Open

11. Il peso invisibile della notte

Alle tre e quaranta un albergo produce solo tre rumori. Il compressore della macchina del ghiaccio che parte e si ferma. Un ascensore che si muove da solo, richiamato da un piano dove qualcuno ha premuto il pulsante e poi ha cambiato idea. E il ronzio del monitor dietro il banco.

In quel momento, in quell’edificio, ci sono ottanta o centoventi persone che dormono, e una sveglia. Quella persona sta facendo la chiusura di giornata: sta per stabilire, premendo un tasto, che il giorno appena trascorso è finito e che ne comincia un altro. È un’operazione contabile, ma è anche l’unico momento delle ventiquattro ore in cui una sola persona decide qualcosa che riguarda l’intera struttura, senza che nessuno possa confermarglielo.

Se in quel momento suona l’allarme antincendio, se un ospite del quarto piano ha un dolore al petto, se due persone cominciano a urlare in corridoio, se una tubatura cede al secondo piano, quella stessa persona è contemporaneamente il ricevimento, la vigilanza, il pronto intervento tecnico, il responsabile dell’emergenza e l’interlocutore delle autorità. Non ha un superiore da consultare. Ha un numero di telefono che squilla a lungo.

Questo capitolo parla di quella posizione, che il settore dichiara di non riuscire a coprire — le associazioni di categoria lo ripetono ogni primavera: fra le figure più difficili da trovare ci sono quelle dei turni di notte, soprattutto nelle strutture dalle quattro stelle in su — e che nel frattempo continua a essere retribuita, considerata e organizzata come se fosse una posizione di attesa.

⁂

Cominciamo da che cosa si fa davvero, perché è la parte che quasi nessuno conosce, compresi molti colleghi degli altri turni.

Il turno di notte in un albergo non è un turno di sorveglianza. È la sovrapposizione, su una persona sola, di funzioni che di giorno appartengono a cinque reparti diversi. Si fa il ricevimento, con gli arrivi tardivi e le partenze delle quattro del mattino per i voli. Si fa l’amministrazione, con la chiusura contabile, la quadratura delle casse e la trasmissione delle comunicazioni obbligatorie alle autorità di pubblica sicurezza. Si fa il centralino, che di notte è anche il numero di emergenza dell’edificio. Si fa la vigilanza, con i giri di controllo delle uscite, dei piani e delle aree comuni. Si fa il pronto intervento tecnico, perché la manutenzione dorme e il guasto no. Si prepara la colazione o si assiste chi la prepara. Si gestiscono le sveglie, i bagagli, gli ubriachi, i clienti che hanno perso la chiave e quelli che hanno perso la testa. E in mezzo a tutto questo si tiene il registro, perché ciò che accade di notte deve risultare da qualche parte.

La seconda cosa da dire è che si fa da soli. Non in tutte le strutture, ma nella grande maggioranza di quelle di media dimensione, e in molte grandi. La solitudine non è un dettaglio psicologico: è una caratteristica organizzativa con conseguenze precise. Significa che non esiste un secondo giudizio su nessuna decisione. Significa che non ci si può allontanare dal banco per più di pochi minuti, e quindi che non esiste una pausa vera. Significa che se quella persona si sente male, per un certo numero di ore, nessuno se ne accorge.

Va aggiunto un fatto che di per sé dice molto: non esiste, in questo settore, uno standard riconosciuto che definisca che cosa sia il turno di notte alberghiero. Non c’è un profilo professionale condiviso, non c’è un percorso formativo dedicato, non c’è un elenco di competenze minime che una persona debba possedere prima di essere lasciata sola in un edificio con cento persone dentro. Ogni struttura se lo costruisce da sé, spesso trasmettendolo oralmente da chi se ne va a chi arriva, in due o tre notti di affiancamento quando va bene. Per una posizione con quel grado di responsabilità è un vuoto notevole, e nessuno lo ha mai colmato perché nessuno ha mai considerato quella posizione abbastanza importante da meritarselo.

La terza è che le regole europee sul lavoro notturno esistono e riconoscono che si tratta di una condizione speciale. La direttiva dell’Unione sull’orario di lavoro stabilisce che l’orario normale dei lavoratori notturni non superi in media le otto ore per periodo di ventiquattro, e prevede che i lavoratori notturni abbiano diritto a una valutazione gratuita del proprio stato di salute prima dell’assegnazione e poi a intervalli regolari. Sono norme note e, va detto, largamente disattese proprio nella parte che conta: il turno di notte alberghiero dura quasi ovunque nove ore o più, e la sorveglianza sanitaria periodica è, in una parte non piccola delle strutture, un adempimento più dichiarato che praticato.

La quarta riguarda la salute, e va detta con precisione perché è la sola parte di questo capitolo in cui esiste una letteratura scientifica solida. L’agenzia dell’Organizzazione mondiale della sanità che si occupa di ricerca sul cancro ha classificato il lavoro a turni che comporta un’alterazione dei ritmi circadiani come probabilmente cancerogeno per l’uomo. Non è una dichiarazione sindacale ed è un’informazione che chiunque faccia questo lavoro ha il diritto di conoscere, insieme al fatto — altrettanto documentato — che una parte degli effetti si riduce con una rotazione ben progettata, un’esposizione limitata alla luce nelle ore sbagliate e la possibilità reale di dormire di giorno.   …

L’AUTORE
Francesco Dore

Francesco Dore

Autore e ricercatore indipendente

Francesco Dore è autore e ricercatore indipendente. Il suo lavoro nasce dall’incontro tra esperienza professionale, studio dei sistemi di gestione, hotellerie e ricerca applicata. Nei suoi libri utilizza un approccio basato sull’analisi dei processi, sul confronto delle fonti e sull’osservazione delle conseguenze reali delle decisioni organizzative.

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